Sono Valentina Piccione, architetto.

Una passione diventata il mio modo di guardare gli spazi e prendermi cura di chi li vive.

Il desiderio di diventare architetto è nato tra i banchi delle scuole medie, grazie a un insegnante che mi ha fatto scoprire la possibilità di immaginare, disegnare e trasformare gli spazi. Quell’incontro ha dato una direzione alla mia curiosità e alle scelte che sarebbero venute dopo.

Da allora, l’architettura accompagna il mio modo di osservare ciò che mi circonda: leggere un edificio, comprenderne le possibilità e immaginare come potrebbe accogliere meglio la vita delle persone. Una passione che negli anni ha acquistato strumenti, esperienza e consapevolezza, conservando il piacere della scoperta da cui tutto è cominciato.

La formazione e il valore del confronto

Il mio percorso nasce dagli studi tecnici e prosegue al Politecnico di Milano, dove ho approfondito l’architettura e la progettazione ambientale, sviluppando un particolare interesse per gli edifici esistenti e le loro possibilità di trasformazione.

Lavorare su ciò che esiste richiede attenzione: riconoscere le qualità di uno spazio, comprenderne la costruzione e individuare ciò che può essere conservato, valorizzato o ripensato. Questo esercizio di osservazione è ancora oggi centrale nel mio lavoro.

Dopo la laurea ho affiancato per oltre dieci anni la professione alla collaborazione alla didattica nelle discipline tecnologiche e della progettazione architettonica. Il confronto con studenti e docenti mi ha abituata a verificare le idee, motivare le scelte e rendere comprensibili anche le questioni più tecniche. È un’esperienza che continua a orientare il mio rapporto con i clienti e il modo in cui li accompagno nelle decisioni.

Le collaborazioni e la crescita professionale

La mia identità professionale si è costruita attraverso il lavoro, le responsabilità e l’incontro con competenze diverse. In questo percorso ha un valore particolare la collaborazione, tuttora in corso, con Venelli Kramer Progetti.

Ho contribuito allo sviluppo progettuale, al coordinamento tecnico, alla definizione dei dettagli e al supporto nelle fasi di realizzazione di numerosi interventi. Il rebranding del GHC – Sheraton Lake Como Hotel, il ristorante Kincho, l’ampliamento del T Beach Club del Grand Hotel Tremezzo e il concorso Housing Contest a Milano sono solo alcuni dei progetti che hanno arricchito questo percorso.

Affiancare la professoressa Barbara Croce è stata un’esperienza preziosa per la mia crescita professionale. Il confronto con lei e con progetti di natura e dimensioni differenti ha rafforzato la mia attenzione alla continuità tra l’idea e la sua realizzazione, alla precisione dei dettagli e al dialogo con tutte le figure coinvolte.

Ho inoltre ricoperto il ruolo di membro di una Commissione per il Paesaggio, consolidando la mia sensibilità verso il rapporto tra edificio, contesto e territorio. Ogni trasformazione entra in relazione con un luogo e con la sua storia: comprenderli è parte della responsabilità del progetto.

Dall’idea alla costruzione

Oggi lavoro come architetto libero professionista a Como e provincia, occupandomi prevalentemente di abitazioni, interni, ristrutturazioni, edifici esistenti e spazi commerciali.

Unisco sensibilità progettuale e competenza tecnica: distribuzione degli ambienti, luce, materiali e arredi si sviluppano insieme alle verifiche di fattibilità, ai dettagli costruttivi e all’attenzione al budget.

Il cantiere è una parte fondamentale di questo lavoro. È il luogo in cui il disegno incontra la materia e le scelte vengono verificate nella loro concretezza. Seguirlo significa confrontarsi con imprese, artigiani e professionisti, affrontare gli imprevisti e mantenere il progetto coerente con gli obiettivi condivisi.

Mi appassiona questa continuità: accompagnare un’intuizione fino a quando diventa uno spazio reale, curato nei dettagli e capace di funzionare nella vita quotidiana.

Uno spazio deve assomigliare a chi lo vive

Chi mi affida un progetto porta con sé abitudini, desideri, ricordi, necessità pratiche e dubbi. Per questo considero l’ascolto il primo strumento di progetto: comprendere ciò che una persona vuole conservare e ciò che desidera cambiare permette di dare una direzione alle scelte.

Credo che ogni spazio debba rispecchiare il gusto e il modo di vivere di chi lo utilizza. Il mio compito è ascoltare, interpretare e accompagnare i clienti, trasformando ciò che desiderano in un progetto capace di realizzarlo al meglio.

Questo significa proporre soluzioni ragionate, spiegare le possibilità e i limiti, rendere comprensibili i passaggi tecnici e aiutare a scegliere con consapevolezza. La fiducia si costruisce nel confronto e nella cura con cui viene affrontata ogni decisione.

È nella relazione tra persone, idee e costruzione che ritrovo il senso della scelta fatta tanti anni fa. La soddisfazione di vedere uno spazio trasformarsi si completa quando chi lo vive si riconosce nelle scelte compiute insieme.

Per me, progettare significa dare spazio alla vita delle persone, con sensibilità, precisione e la passione che mi ha portata fin qui.